venerdì 14 aprile 2017

La sirenetta

Profondità e sacrificio ☼☼☼



Hans C. Andersen, ill. di Michelangelo Rossato - edizioni ARKA (2017) - pag. 40

Da pochi mesi è finalmente arrivato sugli scaffali delle librerie il nuovo capolavoro di Michelangelo Rossato: La sirenetta.
Di Michelangelo avevo già recensito Biancaneve, splendida reinterpretazione del famoso racconto, realizzata in occasione della sua tesi di master.
Seguo il suo lavoro con attenzione perchè affonda, ogni volta, le radici in profondità, con sensibilità e puntuale ricerca iconografica e culturale.

Con questo nuovo albo Michelangelo fa un passo in più e conferma la sua innata capacità di raccontare

Rispetto all'albo di Biancaneve, che manteneva il testo orginale dei fratelli Grimm, ne La sirenetta il giovane illustratore si fa carico di riscrivere la famosa fiaba di Andersen, con ottimi risultati.
Il lungo racconto incentrato sul
tragico amore non corrisposto della protagonista si contrae, mantenendo però i passaggi e le emozioni essenziali della vicenda.


La storia della Sirenetta è conosciuta da tutti, o quasi; e probabilmente la versione più diffusa è quella ottimisticamente modificata di Disney, in cui Ariel va incontro a un lieto fine.
Rossato decide invece di mantenere il finale deciso dallo scrittore danese, in cui la sirena innamorata affonterà la prova più grande:
sacrificare la sua natura per amore e rinunciare a tutto, vita compresa, per esso.

La Sirenetta è una fiaba dolorosa e nostalgica e, al contempo, intrisa di una dolcezza sottile e intensa.

L'illustratore, che già nella incantevole copertina ci ha dato un assaggio di quel che incontreremo, ci invita con il frontespizio a immergerci completamente nel libro.



La piccola creatura, metà donna e metà pesce, viene dagli abissi più profondi dell'inconscio vive in un mondo subacqueo fatto di silenzi e misteri.
Seguendo la sua coda, ci ritroviamo in un universo dai toni verdi e blu, ricco di una flora eterea e avvolgente e popolato da forme di vita arcaiche e dimenticate.
Nei maestosi fondali rappresentati scorgiamo le vestigia di civiltà passate, ricordi sepolti nella memoria più profonda.



Scorgiamo la protagonista, ancora infante, osservarci dal suo mondo.
Ne è ancora parte integra, perchè ancora molto giovane e quindi ad esso legata totalmente, ma qualcosa dentro di lei si dibatte.
Al contrario le sue affascinanti sorelle non provano interesse alcuno per il "mondo degli umani" di cui ogni tanto parlano; preferiscono cantare e ammaliare ogni cosa con la loro voce.

Le sirene, si sa, sono creature misteriose; nell'antichità erano descritte come metà donna e metà uccello e grandi pittori, come il prerafaellita John William Waterhouse, si cimentarono a raffigurarle in questo modo. 

Ulisse e le sirene (1981) John William Waterhouse

Solo successivamente qualcosa cambiò e dal cielo le sirene furono catapultate nell'acqua, trasformando la parte pennuta del loro corpo in squame di pesce.
La caratteristica che però rimase loro attribuita fu il melodioso canto e la sottile perfidia che le spingeva a in-cantare gli umani per poi trascinarli nei loro più oscuri abissi.
La mostruosa bellezza che le contraddistingueva era sinonimo di pericolo e fatalità per le vite umane anche se spesso, nei dipinti, le sirene venivano rappresentate come docili e innocue creature intente nell'atto di pettinarsi lunghe chiome.

La sirena (1901), John William Waterhouse

Le sirene illustrate da Michelangelo mantengono il fascino del mito e, soprattutto i loro occhi, trasmettono quella sottile inquietudine che può venire solo dal profondo.
Le osserviamo con reverenza suonare e cantare segrete melodie e, in alcune di esse, riconosciamo pose statuarie, seppur più morbide, già presenti nel precedente lavoro dell'illustratore.


La piccola protagonista, però, conserva la freschezza dell'infanzia e la purezza di un animo gentile.
Questo la rende diversa dalle sorelle.
La curiosità di scoprire ciò che non conosce la spinge, appena le è possibile, a nuotare in superficie dove incontrerà il suo destino.
Michelangelo ci ripropone la scena di copertina, come se quest'ultima fosse il presagio di ciò che sta per accadere, l'inizio della fine.
La giovane sirena è immersa nel suo mondo acquatico ma una parte di lei è già oltre.


Il suo primo incontro con il mondo degli umani è
tragico e intenso.
La tempesta in arrivo travolge l'imbarcazione di un Principe e la fanciulla si precipita a salvarlo, innamorandosene perdutamente.

Questo nuovo e maestoso sentimento la travolge in ogni sua cellula e, silenziosamente, comincia a trasformarla da dentro. 
Un cambiamento inarrestabile che la porterà all'amore e al sacrificio più grande.
Così grande che l'illustratore decide di raccontarci questa scena chiave citando, nella posa dei personaggi, una delle più grandi opere mai realizzate dall'artista intaliano suo omonimo: la meravigliosa prima versione della Pietà di Michelangelo Buonarroti.
Come nella scultura, l'amore incondizionato e già totalemente pregno del dolore della perdita e della sua accettazione, presagito nella prima e già manifestato nella seconda, permea la statuaria figura femminile.



Pietà vaticana (1497-1499), Michelangelo Buonarroti

Come in un sogno premonitore, avvertiamo l'impossibilità di questo amore e la sua futura tragicità.
Ma la giovane sirenetta non lo sa ancora e comincia a desiderare e sperare che il suo sentimento possa venir corrisposto.
E nonostante la lontananza dei loro mondi e la presenza di una potenziale rivale, decide di lottare per il suo amore, pronta a qualsiasi cosa.
Chiede così aiuto alla Strega degli abissi che la avvisa della sofferenza e delle difficoltà a cui andrà incontro. Ma la giovane è determinata e la Strega si offre così di donarle gambe umane al posto della sua natura e della sua voce.
Michelangelo ci mostra una creatura, per metà gambero e per metà donna, con una palla di vetro tra le mani che tanto ricorda la madre di Biancaneve.


La trasformazione fisica ha inizio.
Un dolore intenso trafigge il corpo della sirena mentre passa da un mondo all'altro.
Rinunciando alla sua natura, solo l'amore ricambiato potrà darle vita eterna, altrimenti la sirena morirà, diventando schiuma marina.
Una bellissima immagine, leggibile sia in orizzontale che in verticale, ci mostra l'intensità di questo fatidico momento.


La sirena può ora camminare nel mondo degli umani, così diverso dal suo per struttura, consistenza e colore; dal morbido blu-verde del mare passiamo a tonalità neutre e forme spigolose e taglienti.
Ma la protagonista è felice ora che può farsi conoscere dall'amato.


Finalmente può passare del tempo con lui, condividere giornate e passeggiate; e i suoi pensieri si colmano di speranzosa gioia.
Ma la diversità delle due nature si fa sentire.


Il principe si affeziona alla giovane come amica, ma dichiara amore a colei che pensa essere la sua salvatrice, un'umana, decidendo di sposarla.
La sirenetta non può esprimere il suo straziante dolore, non avendo voce; allora è il suo cuore a spezzarsi inesorabilmente.
Nemmeno il supporto amorevole delle sorelle riesce a consolarla, nemmeno la soluzione che le suggeriscono di compiere per salvarsi: uccidere l'uomo amato.
Il destino si sta compiendo e la profezia della Strega si avvicina.


La sirena pensa per un momento di poterlo fare, salvarsi uccidendo il principe.
Ma l'amore che prova per lui è più grande della rabbia e accetta serenamente il suo triste destino: lasciare andare, tornare parte del suo mondo e diventare schiuma.
L'ultima illustrazione ci mostra la trasfigurazione finale della protagonista che, sorridente e con la chioma sempre più simile a un pesce, si immerge nel mare fino a dissolversi in esso.


La storia della Sirenetta ci parla di sentimenti profondi, sacrificio, perdita e accettazione.
La protagonista per amore rinuncia alla sua natura, affrontando situazioni a lei sconosciute; infine, sempre per lo stesso amore, rinuncia al suo cuore e alla sua stessa vita.
Perchè la sua gioia più grande è vedere l'amato a sua volta felice.

La Sirenetta è un racconto di grande profondità e delicatezza e Michelangelo Rossato riesce, attraverso le parole e le sue simboliche illustrazioni, a trasmetterne pienamente il senso.
La palette corposa giocata tra verdi, blu e colori desaturati rende bene la scissione dei due mondi, quello acquatico e quello terreno, e caratterizza l'intero albo fin dal primo sguardo.
La visione malinconica della vita di Andersen, si arricchisce in questa versione di quel tocco di poesia abilmente radicata nel modus operandi dell'illustratore.

Tempo fa scrissi che mai nome fu più appropriato e profetico per Michelangelo; e aggiungo ora che con questa seconda Opera non posso che confermarlo.

Non c'è due senza tre... mi auguro!

Assolutamente consigliato

Target: per tutti

Lasciatevi incantare!


Buone Letture!

venerdì 31 marzo 2017

C'era una volta... Mai imbrogliare un Tengu

Venerdì di Fiaba!

Dal fascicolo n°21 dei C'era una volta... spunta un'altra bella storia.


Un racconto moderno scritto da Geraldine McCaughrean, illustrato da Sean Eckett (che si occupa anche di animazione, qualcuno ricorderà Fievel...) e narrato da Elisabetta Pozzi.

Stiamo per scoprire una divertente vicenda ambientata in un lontano Giappone, perciò mettetevi comodi e ascoltiamo assieme...







Buone Letture!

venerdì 17 marzo 2017

Il filo magico (fiaba francese)

Torno, dopo qualche mese di pausa, con il quarto appuntamento sull'analisi della fiaba e, ovviamente, in compagnia di Vladimir Propp.
Il racconto che analizziamo oggi è tratto, ancora una volta, dalla raccolta delle AMZ.



IL FILO MAGICO

Del racconto popolare francese Il filo magico (o Pierre et le fil magique) non trovo, incredibilmente, nessuna fonte e informazione.
Non sono riuscita a scoprire in che secolo affondino le radici di questa storia, né chi ne sia l'autore.
Questa è una cosa che mi lascia sempre un po' triste e arrabbiata, perché mi sento privata di una parte importante della fiaba a cui vado incontro; ma ce ne faremo una ragione.

E visto che di fili parliamo, comincio con il dire che il fil rouge di questo racconto è legato alla tematica assai diffusa della vita e della morte e del loro rapporto nel tempo.
Figure come le Parche, che nei miti romani erano responsabili nel tessere le vite umane, filando e tagliando un lungo filo a loro piacimento, compaiono in numerosi racconti.
E il fascino di un semplice oggetto come il filo si ritrova in diverse fiabe, per esempio Le tre filatrici dei fratelli Grimm.

La storia che analizziamo oggi rientra in entrambe le categorie: un rocchetto di filo diventa l'oggetto magico desiderato dal protagonista che, spinto dall'entusiasmo e dall'impazienza della giovinezza, lo userà in modo poco prudente avvicinandosi troppo velocemente al termine dei suoi giorni, traendone una grande lezione.

La copertina del libro è illustrata, anche questa volta, da Nikolai Ustinov.
Le raffinate cornici, contengono il titolo e la deliziosa immagine di un ragazzino che corre tenendo un aquilone.
L'autunno sta lasciando il posto all'inverno, la strada è umida di pioggia e, dagli abiti del protagonista, capiamo di essere nella prima metà del 1800.


Anche il frontespizio mostra la sua eleganza grazie a una cornice fatta da rami d'albero spogli o fioriti a indicare il passo delle stagioni; e grazie a quattro tondi, legati tra loro da un voluttuoso filo, contenenti i ritratti del protagonista in ognuna delle quattro età.
Il ragazzino compare in basso, sdraiato e svagato nelle sue fantasticherie.

Copertina e frontespizio ci hanno già in parte rivelato la sostanza della storia.


Nonostante la preziosità di questo incipit, il testo e le illustrazioni che lo accompagnano ci parlano di una realtà umile, povera, in cui una vedova si occupa del suo unico figlio, Pietro.
Pietro è un sognatore (l'avevamo intuito dal frontespizio) e, come molti giovani, è impaziente e vorrebbe che il tempo scorresse più in fretta.
Durante una passeggiata nel bosco dietro casa,  il ragazzino incontra una vecchietta.

Siamo in una classica fase iniziale, in cui tutto pare normale, compresa la funzione di mancanza (il ragazzino vuol crescere in fretta) finché avviene un incontro.
La struttura del racconto non parte subito, come spesso capita, con un danneggiamento a cui reagire; al contrario si presenta in anticipo una fase che di norma è mediana: l'incontro con un donatore.


La vecchietta saluta Pietro e gli offre in dono una scatolina con dentro il filo della sua vita; la donna, prima di sparire misteriosamente, raccomanda al ragazzo di usarlo con prudenza e solo quando davvero vorrà far correre un poco il tempo.
Pietro è felicissimo e decide di conservare il dono e utilizzarlo con parsimonia.
Le giornate scorrono lente come sempre finché un rimprovero del maestro non spinge il nostro protagonista a far uso del misterioso filo magico.
Il risultato è così sorprendente che Pietro decide di ricorrervi più spesso.

Le belle immagini di Ustinov si dispiegano su pagine singole e all'interno dei tondi che ci suggeriscono le sottili sfumature della narrazione.

L'incontro con il donatore è seguito dalle fasi della messa alla prova dell'eroe (attenuata, con il saluto), della reazione dell'eroe (in questo caso una non risposta) e dal conseguimento del mezzo magico (il filo).
L'utilizzo dell'oggetto magico per risolvere un problema è da identificarsi con la funzione della rimozione della mancanza e coincide con una forma di partenza seppur non fisica ma come spostamento nel tempo.

Possiamo considerare Pietro come un eroe cercatore, perché tutta la vicenda parte dal suo moto di curiosità.


La relazione testo e immagine cambia; mentre il primo prende più spazio, la seconda viene rinchiusa in cornici più strette o confinata in piccoli scontorni.
Questa scelta estetica sembra voler fare da eco alla vicenda di Pietro che, abituatosi alla comodità della magia del filo, lo utilizza sempre più spesso, ogni qualvolta la situazione che si trova a vivere non lo soddisfa più.
Passa così velocemente dall'infanzia all'età adulta e lavorativa; ritrova la sua amica di sempre e le chiede la mano ma, impedito anche in questo dalla richiesta di attendere qualche anno, il giovane utilizza nuovamente il filo.
Prossimo al matrimonio, i suoi progetti vengono mandati all'aria dalla chiamata alle armi.

In questa fase si alternano ancora una mancanza e la rimozione della stessa mediante l'uso del mezzo magico; una nuova mancanza e ancora la rimozione.
Improvvisamente compare la funzione della mediazione (chiamata alle armi) e il conseguente allontanamento del protagonista.


Pietro affronta la nuova situazione con serenità fino a quando la sua pazienza esaurisce; ancora una volta il filo magico lo aiuterà.
La vita prosegue, finalmente arrivano le nozze e il primo figlio, ma a qualsiasi momento di impazienza, il protagonista tira un po' il filo e salta avanti nel tempo, una, due, tre volte...
I guai non finiscono e Pietro si ritrova in un contesto storico difficile che lo coinvolge in un arresto.
Per l'ennesima volta sarà l'oggetto incantato a liberarlo ma anche a rubargli anni di vita.
Pietro infatti è ormai anziano e il filo che era d'oro ora è d'argento.

A un alternarsi continuo di mancanze e rimozioni, segue stavolta un vero e proprio danneggiamento e una conseguente rimozione del problema.


La situazione precipita.
Nonostante Pietro si renda conto di aver sprecato attimi preziosi, continua a far uso del filo magico ad ogni ostacolo o situazione complessa. I giorni scorrono alla velocità della luce, l'uomo nemmeno li vede e si ritrova sempre più vecchio e stanco e solo.
Decide di non usare più il filo, ormai grigio,ma la lentezza della vecchiaia è per lui insopportabile e rimpiange amaramente la sua gioventù.
L'unica sua consolazione restano le passeggiate nel bosco; e proprio durante una di esse... fa un vecchio incontro.

Anche le immagini si restringono nei tondi, come quadretti e ricordi fissati nella memoria e nel tempo, ma ormai lontani.

Si susseguono ancora un paio di volte mancanza e rimozione della stessa; a questo ciclo di funzioni segue però un nuovo incontro col donatore iniziale.


Ci sembra di vedere una delle prime immagini della storia, ma capovolta, sia per impaginazione che per contenuto.
Pietro ora è un vecchio seduto su una panchina, mentre la vecchia fata è sempre sé stessa.
La donna gli domanda com'è andata e l'uomo riconosce i suoi errori e la sua impazienza e, soprattutto, i rimpianti e il desiderio di poter tornare indietro.
La vecchia sorride e riprende la scatola col filo magico, augurandogli buona fortuna.

Una nuova fase di messa alla prova attenuata dell'eroe e di reazione e risposta dell'eroe.
Infine, l'ultima mancanza.


Il vecchio protagonista si addormenta e al risveglio tutto è cambiato... o meglio: tutto è esattamente come all'inizio.
Sdraiato nel suo letto, nella sua accogliente cameretta e con la madre che lo veglia, Pietro è nuovamente bambino.

La meravigliosa illustrazione, che tanto ha di Vermeer, ci riporta a una situazione calda e rassicurante, mentre i piccoli scontorni continuano a parlarci delle emozioni più intime dei personaggi.

Come per magia avviene la rimozione dell'ultima mancanza, il ritorno dell'eroe (simbolico e temporale) e una sorta di trasfigurazione all'indietro del protagonista.


Che sia stato tutto un sogno?
Poco importa, ora Pietro non ha più fretta di crescere e si godrà appieno ogni singolo attimo della sua lunga vita.

E se Il filo magico fosse un algoritmo, sarebbe così:

i x6 D2 E2 Z1 Rm5 x6 Rm5 x5 Rm5 Ye x6 Rm5 x6 Rm5 x6 Rm5 x6 Rm5 x5 Rm5 X15 Rm5 Rm5 x6 D2 E2 T

La pazienza è una grande virtù; può aiutarci a vivere ogni giorno con profondità e leggerezza.

Buone Letture!

venerdì 24 febbraio 2017

C'era una volta... Farfalle Lunari

Venerdì di Fiaba!

In queste settimane i racconti dei C'era una volta... mi son proprio serviti! Eh sì, perché una bella influenza coi fiocchi mi ha preso in pieno e non voleva più andarsene.
Per fortuna le storie-medicina son sempre a portata di mano e oggi, con voi, apro il fascicolo n°19 e vi faccio scoprire una nuova avventura da ascoltare.


La fiaba moderna che ascolteremo è stata scritta nel 1984 da Harold Hyatt (non trovo info su di lui), è illustrata dall'ungherese Val Biro ed è qui narrata dalla calda voce di Annamaria Guarnieri.

Incontreremo re, astronomi, improbabili richieste, idee ingegnose e un pizzico di poesia!

Mettiamoci comodi e ascoltiamo...





Buone Letture!