giovedì 2 maggio 2013

Il Baule di Bliblila VII°

Oggi dal mio Baule polveroso sono emersi tre libri davvero speciali.
Tre volumi preziosi e carichi di memoria emozionale.
Inutile dire che a regalarmeli fu, ancora una volta, la mia Mamma.

Ve li mostro e molti di voi, ne sono certa, li riconosceranno.

UNA STELLA PER GIOCARE
testi di Tiziano Sclavi, progetto grafico e illustrazioni di Carlo A. Michelini (1980)



 BUCHI NELL'ACQUA
testi di Tiziano Sclavi, progetto grafico di Giorgio Vanetti e illustrazioni di Nadia Pazzaglia (1981)



UNA STELLA PER GIOCARE
testi di Tiziano Sclavi, illustrazioni di Nadia Pazzaglia (1983)



della collana BUCHI PER GIOCARE, edizioni LA COCCINELLA.

Sfogliate il catalogo di questa casa editrice, ha libri per i più piccoli davvero interessanti.
Dal Baule di Bliblila ne erano già emersi un paio nei mesi scorsi e potete scoprirli QUI e QUI; mentre QUI potete leggere la storia de La Coccinella Editrice.

   
 
Questi famosi Libri coi Buchi esistono tutt'ora, di formati diversi; i miei sono dei bei volumi quadrotti di circa 22 cm per lato, ora fuori catalogo.
Le loro caratteristiche pagine di cartone, rilegate con resistenti spirali bianche, presentano fin dalla copertina un Buco di forma variabile, ripetuto per tutto il libro con ordine discendente (sempre più piccolo).
Un'idea semplicissima ma formidabile, che dona tridimensionalità al libro e la possibilità di rapportarcisi in modi alternativi. Oltre all'azione del leggere e osservare, con questi libri l'interazione diventa fisica, ci passi attraverso... con un dito (o una manina)!



Ricordo che mi piaceva moltissimo "esplorarli", girare le pagine agganciando l'indice a uno dei buchi, percorrerne il profilo, guardarci attraverso, infilarci il naso e grattarne la "strombatura" cartacea.
Ogni volta l'incontro con questi libri diventava un gioco, un'esperienza tattile e d'esplorazione.
Inoltre mi divertiva scoprire quale significato assumesse, di volta in volta, il buco-stella o il buco-pozzanghera.

Le filastrocche, scritte niente meno che da Tiziano Sclavi (per i non addetti: è l'autore, tra le molte cose, di Dylan Dog), accompagnano con allegria e musicalità le coloratissime immagini realizzate da Carlo A. Michelini e Nadia Pazzaglia.



Nella prima versione di Una stella per giocare, la prima strofa del testo racchiude perfettamente il senso di questi libri:

Stella, stella,
voglio giocare.
Cosa nascondi
mi fai vedere?
 
La voce di un bambino (o di una bambina) è protagonista e si rivolge direttamente alla Stella che, subito dopo, risponde e racconta di sé.
Seguono le evoluzioni dell'astro che prima è un aquilone, poi la fiamma di una candela, poi la stella di uno sceriffo e così via.
Un dialogo che scivola veloce, catturando immediatamente l'attenzione dei piccoli lettori e facilitando l'immedesimazione.
La Me bambina inseguiva quella stella, la cercava, immaginava e ne ammirava le trasformazioni.
 
 
 
Nella seconda versione, quella del 1983, le strofe si triplicano e la voce narrante è esterna.
 
Stella stellina,
stella stellà,
la filastrocca
comincia qua.
 
Si definisce l'inizio e la fine della storia, si raccontano i passaggi e il viaggio della Stella: dalla bacchetta di una Fata al centro di un enorme fiore, dal cilindro di un mago al naso di una foca del circo, dal fondale marino alla cima di una montagna.
Questa volta l'astro non trasforma la sua identità ma, a seconda dei luoghi in cui capita, si mimetizza giocando a "far finta di" essere qualcos'altro. 
 
 
 
Anche nei Buchi nell'acqua il racconto avviene in terza persona e, con un'incipit che rimanda al "c'era una volta..." o "adesso ti racconto...", descrive i vari aspetti e usi che l'acqua può avere:
 
C'è un bambino che si siede
sulla riva di un ruscello,
tocca l'acqua, chiude gli occhi
e adesso viene il bello.
 
E così si parte per il viaggio, quasi fantasticando.
 
 
I ricordi della Me bambina sono chiari.
Il testo che mi coinvolgeva maggiormente era il primo: diretto, vivace, all'inseguimento e alla scoperta della magica stella.
Le immagini che invece ricordo di più sono quelle dei libri successivi.
Risfogliando questi volumi, mi sono anzi stupita nel constatare che, proprio del primo libro sulla stella, di alcune immagini non ho nessuna memoria, come se mai le avessi guardate.
Immagini come queste:
 


 
 
Mentre, al contrario, ricordo perfettamente queste e le emozioni che mi suscitavano:
 
ricordo le ore passate a guardare quella fiamma...
come quei i bambini

ricordo il mistero e il fascino che mi procuravano
quegli occhiali magici, che permettevano di vedere
ciò che stava alle spalle del marinaio!
 
Ragionandoci un poco, credo che l'appiglio sensoriale e mnemonico risieda in due fattori.
In primo luogo nella presenza umana e nella facilità conseguente di immedesimazione; secondariamente nell'uso vivace e contrastato del colore (le prime tre tavole, escludendo la stella, sono monocromatiche).
Nelle illustrazioni (peraltro molto belle) rimosse dalla mia mente, questi elementi di attrazione vengono a mancare.
 
Degli altri due libri, come già detto, ricordo praticamente tutto.
I colori, le forme, le azioni e le emozioni dei personaggi; i particolari, l'allegria, la solarità di ogni scena.
 
lo ricordo: ogni volta ero lì con loro, mascherata...
Anzi, forse l'indianina là dietro ero proprio io!

... quanto avrei voluto annusare e abbracciare
questo strepitoso fiore!
 
Questo, ne ero certa, era il parco vicino casa: stessa fontana!

Gli animali erano padroni del circo e di sé stessi, si vedeva!
Gli adulti erano banditi.


Che coraggio quel bambino;
e io lo seguivo con ammirazione e attesa.

Potevo sentire lo "splash".
La ragazza si sarebbe sporcata. Mi infastidiva un pò.
Quel signore doveva dormire di più,

così non avrebbe fatto pasticci.

Che fortuna che quel cane fosse così grosso.
Poteva dare i bacini alla sua amica senza problemi.

Un'immagine di quiete.

... anch'io avrei voluto stendere i panni così.
Quella signora forse era una Dea, che meraviglia.

Questa mi emozionava meno rispetto alle altre, 
ma percepivo chiaramente
il calore della sabbia e la frescura dell'Oasi.
 
I Libri coi Buchi sono stati tra quelli da me più usati, sfogliati, giocati, vissuti e pasticciati.
Un viaggio indimenticabile ricco di colore, buchi e sorprese!
 
Buone Letture!
 
 
 
 

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